Cervello, più intelligenti dopo i quarant'anni?

Dieta e malattie reumatiche: Marco Bianchi e il prof. Selmi


Cosa può fare l’alimentazione per le malattie reumatiche? Tanto. Qualche esempio? I broccoli per proteggere le articolazioni dall’artrosi e la frutta secca per aiutare a prevenire la tiroidite autoimmune. La dieta “anti-infiammatoria”, gli alimenti che possono far bene a Leggi altro

Il mal di testa un campanello d’allarme per l’ipotiroidismo?


Il mal di testa come possibile “spia” di un aumentato rischio di ipotiroidismo? Emicrania, cefalea a grappolo o tensiva: le persone che ne soffrono potrebbero andare incontro a questa disfunzione tiroidea. A suggerirlo è un team della University of Cincinnati Leggi altro

Meningite, Iss: quali vaccini esistono e chi dovrebbe vaccinarsi


Sulla meningite non c’è alcuna emergenza. Per l’Istituto superiore di Sanità “l’epidemia è solo mediatica” e per il ministero della Salute “al momento non esiste alcuna situazione epidemica”. Di fronte al susseguirsi di casi di meningite, anche fatali, in tutta Leggi altro

Corso ECM per infermieri, fisioterapisti e medici


Corso ECM per infermieri, fisioterapisti e medici Criticità assistenziali nella gestione della persona affetta da sindrome da allettamento in RSA e RSSA, percorso ed ottimizzazione delle risorse. Numero chiuso a 50 partecipanti (anche OSS). Leggi altro

Corso ECM - Importanza della diagnosi precoce e della terapia del paziente BPCO


Sabato 22 ottobre 2016 si svolgerà, presso l’Auditorium della Residenza Villa Genusia di Ginosa Marina (TA), il corso di aggiornamento dal titolo “Importanza della diagnosi precoce e della terapia del paziente BPCO”. L’evento organizzato dalla SNAMID (Società nazionale di Leggi altro

«L’intelligenza cambia a seconda dell’età. Fondamentale l’esperienza e l’esposizione a stimoli culturali e sociali».

Passati i quarant’anni si è più intelligenti che mai. Sebbene con l’avanzare degli anni alcune abilità perdano in brillantezza, altre acquistano splendore. La memoria comincia pian piano a perdere colpi, ma a quarant’anni raggiungono il picco la capacità di imparare nuove parole, di far di conto e il livello di cultura generale. A sostenerlo è uno studio condotto dal Mit di Boston e dal Massachussettes General Hospital e pubblicato su Psychologycal Science.

I dati su cui i ricercatori hanno lavorato riguardano oltre 50mila soggetti di età diversa. Chi ha partecipato ha dovuto risolvere test di diversa natura, tra cui quiz matematici e linguistici e prove logiche. Dai risultati si è scoperto, ad esempio, come gli over 40 fossero più abili nell’interpretare le emozioni di una singola persona guardando esclusivamente il suo viso, oppure come gli adulti più anziani fossero molto bravi a leggere e capire un testo. I più giovani, invece, erano più in gamba nei test in cui la memoria aveva un peso determinante. Quando però era necessario fare appello a una conoscenza più ampia, frutto di anni e anni di esperienza, gli adulti avevano gioco facile.

«Con l’età non cambiano la modalità di lavoro o le procedure bensì l’esperienza, che necessariamente aumenta con gli anni e gioca un ruolo essenziale nei processi cognitivi», spiega la dottoressa Elisabetta Menna, ricercatrice dell’ospedale Humanitas e dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr. «I cambiamenti delle facoltà cognitive legati all’età – prosegue – sono molto più eterogenei e complessi di quanto ritenuto. La semplice distinzione in intelligenza “fluida” (i processi con cui si trattano le informazioni e si risolvono i problemi) e “cristallizzata” (la capacità di usare conoscenze e competenze acquisite con l’esperienza) non è sufficiente per spiegare la complessità dei processi cognitivi».

 

Il picco di intelligenza si evolve tra le generazioni

«Lo studio dimostra infatti che esistono almeno quattro “pattern” (schemi) indipendenti di intelligenza che hanno il loro picco in momenti diversi della vita. In questo scenario un ruolo cruciale è svolto sicuramente dall’esperienza e dall’allenamento che permettono di raffinare le performance cognitive. Fattori importanti sono l’istruzione, la diffusione di impieghi che richiedono la lettura e, in generale, un’aumentata opportunità di stimoli intellettuali per la popolazione anche più anziana – aggiunge la specialista –. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che l’esposizione a un ambiente arricchito di stimoli è efficace nel preservare le facoltà cognitive e nel contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento». Infatti, dai dati raccolti è stato possibile vedere come le diverse capacità si siano evolute tra le generazioni; ad esempio, l’età in cui si raggiunge il picco nel lessico si sposta sempre più in là dagli anni ’60 in poi.

«Lo studio da un lato fornisce una maggiore comprensione di come le abilità cognitive cambiano durante la vita e dall’altro potrà sicuramente permettere di pianificare interventi educativi e terapeutici mirati ad aumentare o stimolare le capacità cognitive», conclude la dottoressa Menna.

Fonte: Humanitas

 

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